Cesi, la “ringhiera” della conca ternana, è un graziosissimo borgo allungato sulla pendice del monte Eolo.
Abitato sin dall' età neolitica, come è documentato dal ritrovamento di numerosi utensili in pietra.
Nella successiva età del ferro, il sito, fortificato da una doppia cinta di mura megalitiche, divenne la sede avanzata di uno dei più importanti baluardi del popolo Umbro.
Invasa e distrutta dai Romani nel III secolo a.c.
Alla fine dell’Impero romano, nelle vicinanze di alcuni stanziamenti benedettini sorti nella zona si accentrarono i primi nuclei abitativi del futuro centro.
La prima menzione del toponimo "Cesi" lo si ritrova in un documento datato 1036.
Nel "Registrum" di Pietro Diacono, dell’abbazia di Montecassino, in una “carta” del 1052, compaiono i fratelli Alberto e ARNOLFO (Signori del territorio).
Che i longobardi fossero presenti nella zona è confermato oltre che dal ritrovamento, in uno degli ambienti del teatro di Carsulae, di una officina longobarda ed al rinvenimento, presso la Rocca di Cesi, di un apprezzabile numero di "scromax": tipica spada longobarda.
Gli Arnolfi,  sono coloro dai quali avrà origine il toponimo TERRE ARNOLFE.
Le TERRE ARNOLFE, che per «circa quindici miglia quadrate si distendono tra i territori di Spoleto, Terni, Narni e Todi, parte piana, parte montagnosa», sono la longobarda "PREDIUM TERMA" - già "Carsoli" in età romana - offerta, nel 1018 (alcuni, erroneamente, pongono la data al 1002, altri al 1014).
A partire dal secolo XIII, le fonti testimoniano la crescente importanza della sua Rocca, costruita sul culmine del monte Eolo, che un documento di Todi vorrebbe edificata nel 1171. Nel 1177 essa risulta occupata dalle truppe di Federico Barbarossa, insieme alle rocche di Gualdo Cattaneo e di Assisi.
Cesi tra i secoli XII e XIII,  passò sotto il dominio della Chiesa, distaccandosene per circa un quarantennio nel Trecento, per scegliere volontariamente il dominio e la protezione della città di Todi.
Nel 1235, papa Gregorio IX (1227-1241), con specifica bolla, stabilì che la Rocca di Cesi (unitamente ad altri territori) non si sarebbe mai potuta alienare, poiché "patrimonium" pontificio.
Successivamente il fortilizio fu occupato da Federico II. Nel 1241 fu restituito alla Chiesa.  Tra il 1246 ed il 1276, Spoleto, cercando di allargare i propri confini, occupò alcuni luoghi delle Terre Arnolfe.
Per diretto intervento dello stesso papa, nel settembre del 1262, Bernardo da Gallerceto, "fratres templare" «prudente e puro di fede, fu nominato castellano e rettore della rocca de Cesis». Da allora, riportando le parole del Martinori: «alla Rocca di Cesi facevano dimora i castellani ed i Rettori della Terrarnolfa, che erano quasi sempre scelti tra i cavalieri dell’Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme», e - aggiungiamo noi -, dell’Ordine dei Templari.
Questo conferma l’importanza strategica del luogo, allora ingentilito dal santuario francescano dell’Eremita, voluto dallo stesso San Francesco d’Assisi, e ripetutamente lustrato da sue visite e memorabili permanenze.
Dalla seconda metà del secolo XVI, a tutto il secolo XVII, Cesi, direttamente governata dalla Camera Apostolica, visse un periodo di relativa tranquillità.
Questo periodo vedrà il sorgere dei mirabili Palazzi gentilizi (Palazzo Cesi-Cittadini, Palazzo Spada-Stocchi, Palazzo Contelori, Palazzo Pressio-Colonnese-Eustachi, Palazzo Valentini-Conti, etc), ed il sorgere, o “risorgere” di numerose chiese, quali Sant’Angelo, Sant’Andrea, Santa Caterina, Oratorio del SS.mo Sacramento, Sant’Antonio, Sant’Agnese, Sant’Erasmo, Madonna de “La Pittura”, San Biagio, etc., autentici scrigni di importanti opere artistiche, ampiamente ammirate e decantate, oltretutto, dai settecenteschi viaggiatori inglesi, primi fra tutti la poetessa Anne Miller ed il medico Edward Wright.

Liberamente tratto da: Paolo Rossi e Cristiano Feliciani, "CESI CAPITALE DELLE TERRE ARNOLFE".